La piazzaforte di Peschiera

Il nucleo abitato di Peschiera si sviluppò già dalla preistoria e in epoca Romana diventò un centro strategico sulla strada per la Gallia. Durante la dominazione Scaligera e successivamente sotto i Visconti assunse una sempre maggiore importanza per il controllo della Pianura Padana vista la sua ubicazione fra il Lago di Garda e la linea fluviale del Mincio.

Durante il periodo veneziano, dal 1440 in poi, Peschiera diventò un nodo strategico di collegamento fra i possedimenti della Serenissima e rappresentò un baluardo per la difesa  dei domini veneziani in terraferma. A questo scopo, tra il ‘500 e il ‘700 fu realizzata una fortezza bastionata secondo le teorie della difesa del tempo elaborate dal Sanmicheli. La Città-fortezza assunse quindi un impianto pentagonale con ai vertici i bastioni collegati fra loro da possenti cortine murarie e circondati da fossati dove l’acqua del lago si divide formando tre canali che confluiscono poi nel primo corso del Mincio.

Il fronte difensivo, estremamente funzionale per l’epoca precedente, mostrerà invece i suoi punti deboli nel primo assedio da parte delle truppe napoleoniche nel 1800. Le batterie d’assedio dei Francesi erano poste sulle alture tutto intorno alla città e costrinsero la guarnigione austriaca alla resa nel 1801, nonostante i 2500 uomini schierati  in difesa  e con una popolazione ormai stremata e ridotta alla fame.

Sulla scorta di quell’esperienza, i Francesi insediatisi nella città, elaborarono grandiosi piani difensivi applicando le innovative teorie della piazzaforte estesa al territorio che prevedeva la realizzazione di opere staccate dal centro cittadino, collocate sulle alture circostanti, collegate fra loro e battenti un fronte esteso con l’incrocio delle artiglierie. A costituire questa prima cintura fortificata furono individuate le alture di Salvi e Mandella, rispettivamente a destra e a sinistra del Mincio e su quelle alture vennero edificati i primi forti.

Conclusa l’epoca napoleonica, il territorio di Peschiera, insieme a tutto il Lombardo-Veneto venne assegnato all’Impero Austriaco e il genio militare asburgico si trovò a valutare tutti i progetti fortificatori francesi considerandoli ancora validi come sistema difensivo. La successiva campagna del 1848 con l’assedio Piemontese portò di nuovo alla capitolazione della città nonostante la strenua resistenza degli uomini della guarnigione austriaca. Fu così che, finita la guerra e ritornati in possesso del territorio, i vertici militari asburgici alla luce di questa nuova sconfitta, fecero rientrare Peschiera in quel importante ruolo strategico nel sistema difensivo del Quadrilatero. L’impegno a completare il progetto difensivo della città voluto da Radetzky fu coordinato dall’architetto militare Franz Von Scholl e portò alla costruzione di undici forti disposti a corona nella campagna e sulle alture circostanti a costituire un campo trincerato fra i più importanti dell’intero Lombardo-Veneto. Contemporaneamente si rese necessario dotare Peschiera delle necessarie infrastrutture e servizi di carattere militare con la costruzione di caserme, dell’ospedale militare, dell’arsenale, delle polveriere ecc.

Per dare forma al campo trincerato si sfruttarono al meglio le potenzialità difensive date dalle alture circostanti. Le opere distaccate vennero disposte a semicerchio attorno alla città seguendo una linea che va dall’ex convento dei Cappuccini, sulla riva del lago a ovest di Peschiera, e proseguiva scavalcando il Mincio fin sulla riva opposta includendo i già costruiti forti Salvi e Mandella.

Le opere difensive vennero edificate in vari periodi successivi: negli anni 1850 - 1852 si completò il primo campo trincerato sulla destra del Mincio con i forti: Cappuccini, Papa, Laghetto, Saladini e Badoara. Queste opere erano caratterizzate da un elevato grado di adattamento al terreno, evidenziato dal diverso disegno del tracciato. A partire dal 1858 e fino al 1861 si edificò la seconda generazione di forti: il Baccotto e l’Ardietti, ancora sulla destra Mincio, mentre il Cavalcaselle, la Polveriera e il Fenilazzo vennero edificati sulla sinistra del fiume fino a chiudere il cerchio nelle vicinanze del lago. Questi ultimi forti presentano, a differenza dei precedenti, un impianto poligonale in un rigido disegno geometrico con fronte di gola a tenaglia e ridotto ovale o circolare. Tra il 1861 e il 1862 si attuò la terza fase della realizzazione del campo trincerato con adattamenti e rafforzamenti dei forti esistenti per poi, nel 1864, iniziare la costruzione dell’ultimo forte del gruppo, l’imponente Monte Croce che chiuse la linea difensiva verso sud a contrastare la mutata potenza della nuova artiglieria, rappresentando la transizione verso le fortificazioni dell’ epoca moderna.

Ora, del Campo Trincerato di Peschiera rimane visibile solo parte di quel mirabile esempio di architettura militare che rappresentavano le fortificazioni  del XIX secolo. Alcuni di questi forti sono andati completamente distrutti sacrificandoli all’avanzare inesorabile del progresso. Altri sono ormai del tutto abbandonati, invasi e soffocati dalla vegetazione e lasciati al crescente degrado. La maggior parte di questi è in mano privata e non s’intravvede, da parte delle istituzioni una volontà di preservare in modo adeguato queste testimonianze di un importante passato. Solo alcuni forti sono rimasti sufficientemente integri nelle loro strutture murarie e leggibili nelle loro forme originali. Fra questi: il forte Papa, il Salvi Nuovo, il forte Polveriera, il forte Fenilazzo e soprattutto il Forte Ardietti che fra tutti è il più conservato e ancora pressoché intatto.

FORTE CAPPUCCINI

FORTE PAPA

FORTE LAGHETTO

FORTE SALADINI

FORTE ARDIETTI

FORTE MONTE CROCE

FORTE SALVI

FORTE MANDELLA

FORTE CAVALCASELLE

FORTE POLVERIERA

FORTE RONCHI

FORTE FENILAZZO

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