L'era glaciale del Riss (150.000 anni fa)                                                  di Marco Mazzi

Durante questo torrido agosto 2012 abbiamo deciso di compiere il nostro quarto viaggio nella preistoria bussolenghese andandoci a prendere un po' di fresco, e abbiamo puntato le lancette a 150.000 anni fa, in piena glaciazione di Riss. Le grandi glaciazioni che in epoche preistoriche colpirono le nostre zone (come il resto del mondo) furono molte. Ma tra le più recenti, quella che almeno nella nostra regione raggiunse i picchi più duri sembra essere stata proprio la glaciazione di Riss.

A quell’epoca si era in pieno paleolitico (secondo le moderne suddivisioni della preistoria). Sono passati 350.000 anni dal nostro precedente viaggio, e la foresta selvaggia è totalmente scomparsa. Mentre in Africa, in regioni più calde (che in quel periodo dovevano avere un clima temperato), viveva già la nostra specie, l’Homo sapiens, che in seguito si sarebbe propagata per il mondo dando vita alla nostra storia umana, qui da noi il clima era letteralmente glaciale. C’è chi ritiene che diverse popolazioni di Homo heidelbergensis, che abbiamo incontrato nello scorso viaggio, proprio a causa di glaciazioni come queste si stessero lentamente disperdendo ed estinguendo, mentre altre, riuscendo a sopravvivere, si stessero evolvendo (nel corso di centinaia di migliaia di anni!) dando vita a nuove popolazioni, conosciute come Uomo di Neandertal, che anche in questi periodi glaciali riuscivano a vivere nella fredda Europa. Pare che l’antichissimo sito preistorico di Quinzano Veronese, qui vicino, fosse abitato anche durante la glaciazione di Riss, sicuramente grazie al fatto di trovarsi in una ottima posizione, sulle pendici collinari più basse, esposte al sole durante tutto il giorno. Ma va detto che l’uomo a queste latitudini riuscì a sopravvivere a tali glaciazioni grazie a un fatto epocale: già da qualche centinaio di migliaia di anni gli ominidi erano riusciti a padroneggiare l’uso del fuocounici a riuscirci tra tutti gli esseri viventi, fino a oggi. Non solo, ma in questo periodo, forse spinti proprio dalla glaciazione a sviluppare maggiori abilità, gli ominidi cominciarono a lavorare la selce in modo sempre più perfetto e questo incise sulla loro qualità di vita, dando vita alle civiltà del Musteriano. E i Monti Lessini, qui da noi, erano ricchissimi di selce, infatti non a caso ancora oggi vi si trovano tanti reperti di attività umana risalenti a quell'epoca.

Ma torniamo alla dura realtà della glaciazione di Riss: l’impatto di trovarci immersi in quell’ambiente per noi sarebbe spaventoso. Il nostro territorio non era molto diverso dall’attuale Groenlandia! Trovandoci lì in piena estate, sarebbe normale essere accolti da temperature vicine agli zero gradi! Il paesaggio era dominato a ovest da un imponente ghiacciaio, che provenendo dal bacino del Garda arrivava proprio fin qui, fino a occupare tutta la parte occidentale del territorio bussolenghese, per intenderci dove oggi ci sono le colline moreniche e i loro degradanti pendii verso la pianura. Infatti le colline moreniche altro non sono che terra e sassi trascinati dalle morene del ghiacciaio, cioè dalle lingue di ghiaccio che venivano a “morire” proprio qui dopo aver attraversato gli immensi ghiacciai delle Prealpi. Detto così è un conto, ma trovarsi di fronte a una montagna di ghiaccio enorme fa tutt’altro effetto, è come trovarsi improvvisamente in Antartide!

Se il ghiacciaio arrivava fino alle attuali colline, il resto del territorio era tundra gelata. Delle immense foreste che abbiamo visitato nel nostro viaggio precedente non c’era più nessuna traccia, anzi pare impossibile che in questo stesso luogo potessero essere mai esistite. Questo fu probabilmente il clima più inospitale che il nostro territorio bussolenghese abbia mai visto. Nel periodo estivo, quando la morsa del gelo si allentava un po’, sarebbe stato possibile forse vedere branchi di renne e di mammut che pascolavano la flora tipica della tundra, cioè arbusti, licheni e muschi.

 

Però fu da quell’ambiente, per quanto inospitale, che nacque l’ambiente attuale che noi abitiamo: il ghiacciaio che occupava il bacino del Garda, alla fine delle glaciazioni si sciolse e, grazie alla “diga” delle colline moreniche formate dal terreno spostato dal ghiacciaio, il ghiaccio sciolto invece di scivolare tutto via con i fiumi si accumulò nel bacino, formando il più grande lago d’Italia, il nostro bellissimo Lago di Garda.


Il villaggio preistorico sulle Ale di Pol (4.000 anni fa)

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