Febbraio 485 Avanti Cristo                                                                           di Marco Mazzi

Esattamente 2500 anni fa, la Pianura Padana era una tranquilla regione d’Europa in cui vivevano differenti popolazioni ognuna con propri usi e costumi. Come ho già raccontato nelle precedenti cronache dalla preistoria bussolenghese, il popolamento della Pianura Padana ha origini antichissime: essendo una regione ampia e pianeggiante, era uno dei primi territori europei attraversati addirittura fin dalle epoche dei primi ominidi provenienti dall’Africa, più di un milione di anni fa, e poi in tutte le epoche successive, da altre specie di ominidi, fino alla nostra specie, l’uomo moderno, che arrivò qui nelle nostre zone almeno a partire da 40.000 anni fa, come vi ho accennato nell’ultima cronaca. Durante le epoche glaciali, il livello del Mare Adriatico era molto, molto più basso. La costa non era presso l’attuale Venezia, ma presso l’attuale Ancona o ancora più in giù: da lì in su era tutta pianura abitabile.

Comunque, torniamo a noi. Nell’anno 485 avanti Cristo, cioè esattamente 2500 anni fa, il villaggio preistorico sulle Ale di Pol non esiste più già da molto tempo, pur essendo stato abitato in passato per oltre un migliaio d’anni (anche se con alcuni periodi intermedi di abbandono). Perché, quindi, è stato definitivamente abbandonato e dimenticato? Ho già accennato a una spiegazione nella conclusione dell’ultima corrispondenza, ma vale la pena tornarci su. Fu l’intensificarsi dei commerci e di un certo relativo benessere, già dai primi secoli del I millennio a.C., a rendere ormai inutile rimanere arroccati in piccoli villaggi contadini sulle creste collinari, che non potevano più ospitare comunità via via più grandi e diversificate. Crescevano nuovi villaggi più popolosi, il più vicino era Verona, e la gente preferiva andare a vivere in quei centri dove la vita era più agevole. In epoche lontane la Valpolicella era già stata sede di villaggi e di commerci, ma mai prima d’ora era successo uno sviluppo simile. In sostanza, era la fine della preistoria e l’inizio della cosiddetta protostoria, cioè la prima fase della storia, in cui le notizie scritte su un determinato popolo non sono giunte fino a noi da quello stesso popolo, ma comunque notizie scritte su di lui ci sono giunte da altri popoli più o meno a esso contemporanei. Ma cos’è che produsse questi nuovi commerci e benessere mai visti prima, e l’inizio del periodo (proto)storico nelle nostre zone? Beh, sostanzialmente fu l’arrivo di una nuova popolazione proveniente forse dall’Europa centro-orientale: i Veneti, o Paleoveneti. Proprio intorno agli anni in cui facciamo questa corrispondenza nasce lo storico greco Erodoto, che sarà il primo a parlare dei Veneti (Enetoi in greco antico) per la prima volta in un’opera storico-etnografica, e non associati a storie mitiche. Di scritte in antico venetico ne sono giunte fino a noi circa 400, frammentarie, soprattutto su oggetti votivi o steli funerarie, ma si è riusciti a tradurre molto poco. Eppure è proprio un’iscrizione in antico venetico che riporta il termine venetkens.

Siamo nel freddo inverno del 485 avanti Cristo. I Veneti, stanziatisi nella Pianura Padana orientale già da qualche secolo, stanno vivendo la loro epoca più florida. Qui sull’Adige e nella zona del Garda siamo verso i confini dell’area veneta, ma i paesi e villaggi paleoveneti sono benestanti anche qua, perché si trovano sulle vie di transito la cui importanza ormai ben conosciamo (all’incrocio delle direttive est-ovest e nord-sud, presso il lago di Garda, all’imbocco della val d’Adige), e inoltre Verona, qui vicino, è ormai un centro paleoveneto di una qualche importanza. I Veneti in fondo hanno ripreso i commerci che già esistevano prima di loro, che fanno della nostra pianura, in quest’epoca, un crocevia importante tra il Mar Baltico del nord e il Mediterraneo (l’antica Grecia è già da secoli culla di commerci e cultura, e sta per entrare, è questione di qualche anno, nella stupenda età classica greca). Le popolazioni che abitavano la regione prima dell’arrivo dei Veneti, cioè gli Euganei e i Reti, sono decadute a causa della forza imprenditoriale, militare e culturale dei nuovi arrivati. Non si sono estinte, tuttavia. Popolazioni euganee, ancora in questo anno 485 a.C., si possono trovare in villaggi sui rilievi collinari della Valpolicella, e i Reti hanno semplicemente arretrato i loro territori di predominio sulle Alpi e Prealpi. Il territorio bussolenghese, a questo punto della storia già lo indovinerete, era in passato luogo frequentato sia da genti retiche (i Reti un tempo abitavano anche la Valpolicella), sia euganee (il nome Euganei è stato appioppato loro dai Paleoveneti, ma in realtà gli Euganei altro non erano che le varie popolazioni di pianura, dal Veneto orientale al Garda).

I centri principali paleoveneti (qui da noi Verona, ma centri più importanti sono Este e Padova, a est) sono praticamente città-stato con territori ben definiti e dominati da un’aristocrazia. Se Verona comincia ad assumere le connotazioni di una piccola cittadina, con case dalla base in pietra, è probabilmente merito della civiltà paleoveneta. Qui da noi le aree collinari, come quelle montane, sono organizzate in distretti di tipo “cantonale”, ma ricordiamoci che l’area del Garda rimane anche in quest’epoca un territorio importante e ben sviluppato, anche se di confine.

E il territorio bussolenghese? È abitato nel 485 a.C.? Non abbiamo alcuna prova. La civiltà paleoveneta è una civiltà proto-urbana, cioè che concentra la popolazione principalmente in centri popolosi, cittadine. Il nostro territorio è sicuramente, questo sì, luogo di passaggio frequentato. Che ci sia qualche abitazione sparsa (o un villaggio) oppure no, questa zona è comunque parte integrante del mondo paleoveneto, con le sue peculiarità che lo distinguono da tutte le altre culture non solo della Pianura Padana, ma di tutta l’Italia protostorica: una società dedita al commercio con popolazioni vicine e lontane, permeata di forti credenze religiose, che produce espressioni artistiche di rilievo, armature e vestiti originali, produzioni bronzee e fittili, agricoltura e allevamenti di bestiame e soprattutto di cavalli, per i quali questo popolo sarà famoso ai tempi degli antichi Romani. La società paleoveneta inoltre è basata sulla parità dei sessi, a differenza della maggior parte delle comunità dell’Italia protostorica, che sono patriarcali.

Va detto inoltre che i Veneti hanno uno scambio di reciproche influenze, non solo commerciali ma anche culturali, con gli Etruschi, che in quest’epoca abitano anche la bassa Pianura Padana, fino ad Adria sul litorale (ai confini col nucleo territoriale centrale dei Veneti) e fino nel Mantovano, veramente poco lontano dalle nostre zone. Quindi, alla presenza di Reti, Euganei, Veneti, va sicuramente aggiunta anche la frequentazione etrusca sul nostro territorio! Per dire quanto siano in comunicazione tra loro questi popoli, basti pensare che le iscrizioni retiche dell’area prealpina e alpina sono dal punto di vista linguistico di derivazione etrusca! L’attrezzo a forma di spiedo ritrovato a Ca’ di Capri (nel 1672), verso il confine sud del territorio bussolenghese, porta incisa un’iscrizione retica. Ca’ di Capri si trova proprio lungo la direttiva viaria che da Verona conduce al lago di Garda meridionale. Questo ritrovamento conferma che il nostro territorio, nel V secolo a.C., è più che mai luogo di passaggio e crocevia delle principali culture dell’area padana e prealpina.

 

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