LA CENTRALE ELETTRICA DI BUSSOLENGO

28.04.2016 18:26

La centrale idroelettrica di Bussolengo venne concepita alla fine degli anni venti del Novecento, quando fu progettato il Canale Biffis che, oltre a risolvere i secolari problemi di irrigazione del Nord della pianura veronese, doveva  prevedere  l’alimentazione delle due centrali, quella appunto di Bussolengo e l’altra, alla fine del suo percorso a Chievo.

A Bussolengo, la posizione scelta, permetteva un salto di quasi 40 metri e perciò una forza di spinta notevole per far girare le tre grosse turbine (di tipo Francis) previste, ognuna delle quali era accoppiata ad un alternatore che trasformava il movimento di rotazione in energia elettrica.

I lavori di costruzione del canale iniziarono nel 1929 ma subirono presto una sospensione dovuta alla crisi economica mondiale. Ripresero solo una decina d’anni più tardi e vennero portati al termine entro il 1943, in piena Guerra Mondiale. L’opera risultava da subito titanica, con la maggior parte degli scavi eseguiti a mano e con metodi di lavoro oggi inimmaginabili. La valle dell’Adige veniva trasformata in un enorme cantiere dove, alle varie imprese partecipanti veniva affidato un tratto del canale. In pochi anni, si vide nascere  e portare a compimento una grandiosa opera di ingegneria, mirabile e ancora oggi apprezzata.

La Centrale di Bussolengo, fu realizzata dalla SIMA (Società Idroelettrica Medio Adige) fra il 1939 e il 1943 ed è posizionata dopo circa 38km dalla presa del canale di Ala, a sfruttare il salto di quota fra il piano collinare e il sottostante bacino dell’Adige. A monte della stessa 3 paratoie regolano il flusso d’acqua del bacino di carico e uno scivolo laterale ne permette il deflusso della parte in eccesso. La sala macchine comprende tre gruppi generatori ad asse verticale capaci di erogare 20.000Kw ciascuno. I condotti per la caduta dell’acqua hanno un diametro di 4m e permettono una portata complessiva di 140mc al secondo. L’acqua scaricata nel canale di uscita, prosegue verso est ad alimentare la successiva e analoga centrale di Chievo, posta alla fine del canale, la quale funziona con un salto ridotto e perciò con potenza inferiore. Dopo di che l’acqua viene scaricata nuovamente in Adige poco prima della Diga di Chievo.

La centrale funziona tuttora a pieno regime, dopo oltre settant’anni dalla sua costruzione e, seppur con le dovute modifiche e gli aggiornamenti tecnologici dovuti alle più restrittive norme di sicurezza, produce l’energia necessaria ad un bacino d’utenza di oltre 800.000 persone. Tutto questo utilizzando una fonte rinnovabile e non inquinante,: un aspetto assolutamente importante da considerare come esempio e da trasmettere alle future generazioni.

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