CHIUSO IL PONTE DI ARCE'

20.01.2017 23:58

Dal 27 dicembre è chiuso al traffico il ponte di Arcè e già serpeggia fra la gente qualche malcontento. Il problema, già noto da tempo, è quello della inadeguatezza del parapetto ormai tanto deteriorato da risultare non sicuro al passaggio di pedoni o ciclisti, tanto è vero che già dal 2013 era chiuso a queste due categorie di utenti. Le ispezioni successive hanno rilevato inoltre l’urgenza di una sistemazione della rampa d’accesso al ponte dalla parte di Arcè, compromessa nelle sue strutture. Quindi la decisione della chiusura definitiva è stata presa congiuntamente dai comuni di Bussolengo e Pescantina nell’ultima riunione tecnica.

I lavori di sistemazione del manufatto vedranno presumibilmente il loro inizio entro la prima metà del 2017 e avranno una durata stimata di almeno tre mesi, salvo imprevisti. Dunque dovremmo aspettarci la riapertura verso la fine della prossima estate. Forse sarebbe stata auspicabile una sistemazione provvisoria con il passaggio ciclo pedonale e la messa  in sicurezza dei parapetti. Nel frattempo la popolazione dei due paesi avrà a disposizione i restanti ponti: quello recente di Pescantina, quello della superstrada e quello di Settimo, analogo per fattura ed età a questo di Arcè, ma ancora perfettamente agibile.

Il ponte di Arcè, come quello appunto di Settimo risale agli anni Cinquanta del secolo scorso e la struttura in cemento armato a cinque campate sorregge una carreggiata a una corsia, ormai inadeguata al traffico odierno. Per questo, da anni il traffico è regolato da un semaforo che ne alterna la circolazione.

La struttura andava a sostituire il porto o “passo volante” ubicato proprio nello stesso punto, il quale, da secoli serviva per l’attraversamento del fiume ed ha funzionato fino agli anni Quaranta. Si trattava di un sistema galleggiante atto a collegare le due sponde tramite l’uso di due scafi uniti da una piattaforma in legno che poteva trasportare anche carri e armenti. Il natante era collegato a un cavo (ràgano) ancorato alle due rive e la corrente stessa permetteva, mediante l’uso di un timone, lo spostamento da una riva all’altra. A guidare la attraversata il “barcarol” esigeva una modica cifra. Molti erano, nei secoli scorsi, questi sistemi di attraversamento semplici ed economici: Bussolengo ne contava almeno tre.  

Lo sfruttamento dell’Adige per fini idroelettrici e per l’irrigazione, con la costruzione dei vari canali,ultimo dei quali il Biffis nel 1944, portò al notevole abbassamento del livello dell’acqua e la conseguente difficoltà di navigazione dei barconi fluviali determinando la progressiva scomparsa di questa attività resa ormai obsoleta anche dal crescente aumento della mobilità su quattro ruote. Ora rimane, a testimonianza di quest’epoca passata, solo qualche sbiadita immagine fotografica e qualche nostalgico ricordo di chi, ormai anziano, ha vissuto quel periodo.

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